L’intervista a Cristina Bowerman per l’anniversario dell’Associazione

«Il nostro scopo è tramandare la tradizione, adattandola alla modernità. Un imperativo fare sistema».

L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto spegne la sua prima candelina. Un anno fa, a Roma, i 44 soci fondatori di cui fanno parte cuochi, ristoratori, pizzaioli, sommelier, persone di sala, pasticcieri e gelatieri, si sono riuniti per essere testimoni e impegnarsi nella valorizzazione del patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano. A presiedere l’Associazione è Cristina Bowerman, laurea in Giurisprudenza e passione per la cucina che l’ha portata a conquistare la stella alla Glass Hostaria, è stata scelta un anno fa dai colleghi per rappresentare gli Ambasciatori del Gusto.

Cristina, vuole tracciare un bilancio del primo anno dell’Associazione?

«È un bilancio più che positivo. Abbiamo portato avanti con grande entusiasmo lo scopo dell’Associazione. Abbiamo sviluppato molteplici iniziative nell’interesse della categoria, intesa non solo come Ambasciatori del Gusto in senso stretto, ma come settore enogastronomico nel suo complesso. Recentemente, come Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto, abbiamo fatto da traino per la firma del primo documento congiunto tra tutte le associazioni (Chic, Euro-Toques Italia, la Federazione Italiana Cuochi, Jeunes Restaurateurs Italia e Le Soste, ndr) di sostegno al governo per il “no” allo schema di etichettatura nutrizionale basato sul “codice colore”, già adottato nel Regno Unito. Un risultato importante anche oltre il tema, fondamentale per la nostra enogastronomia».

 Perché è da considerare così importante?

«Perché tutti ci siamo seduti allo stesso tavolo. E tutti dalla stessa parte. È un’iniziativa che dimostra che l’enogastronomia italiana può fare sistema nel suo complesso».

Quando lei dice “tutti” si riferisce a un comparto molto ampio che, ovviamente, come recita lo Statuto degli Ambasciatori non si limita agli chef…

«Esatto. Gli Ambasciatori del Gusto non sono i rappresentanti dell’alta cucina, ma dell’alta qualità che è un’altra cosa. L’alta qualità si può trovare in trattoria, in pizzeria, in pasticceria, in gelateria o in un ristorante e significa portare avanti il gusto italiano».

Quali sono state le iniziative alle quali state lavorando?

«Una di quelle che mi sta più a cuore è il lavoro che stiamo portando avanti con la Guardia di Finanza e con i Nas, con l’obiettivo di una proposta di legge che, con l’avallo e l’aiuto di tutte le altre Associazioni, possa sfociare in un Libro dei controlli Unico, come è stato fatto per il settore vitivinicolo. Ci sono anche altre iniziative alle quali l’Associazione lavora con delegati dedicati, come i rapporti con il mondo delle scuole che formano le professioni della cucina».

Tornando al “gusto italiano” di cui siete Ambasciatori, cos’è?

«Oggi c’è molta confusione. Spesso il gusto italiano si confonde con la tradizione, ma non è così. Il gusto italiano non può fermarsi ai tortellini o alla Carbonara, comprende anche la cucina moderna italiana che rielabora i piatti con gli antichi ingredienti: oggi non è facile vendere un piatto di animelle così come le preparava la nonna, ma la ricetta può essere alleggerita. Così come quando si vede un abito indossato e si pensa alla sartorialità italiana, così deve accadere per un piatto».

Se si volessero definire i tratti di questa “sartorialità” enogastronomica italiana?

«Di sicuro non si può fare riferimento agli ingredienti. Sono convinta che se un italiano elaborasse ingredienti della cucina asiatica, in quel piatto sarebbe ravvisabile una sartorialità italiana che è rappresentata da una “semplicità” non semplicistica. Il cibo italiano ha il pregio di comunicare con chi lo mangia».

Quali sono le caratteristiche che richiedete a chi vuole diventare ambasciatore?

«Non ci sono preclusioni se non quelle del codice etico (tra cui ci sono rispetto, imparzialità, fair play, tolleranza, ndr). L’unica costante deve essere la qualità e l’eccellenza degli ingredienti utilizzati, la voglia di trasmettere il gusto italiano impegnandosi a farlo anche a livello politico e sociale».

Una missione che deve essere portata avanti in Patria perché gli italiani si stanno allontanando dal “gusto” e dalla qualità…

«Il nostro scopo è tramandare la tradizione, adattandola alla modernità, facendo sistema».

Mariella Caruso

Leggi qui il comunicato stampa per il primo anno dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto.